I primi cento giorni

Insomma, sono volati. I primi cento giorni a Persiane Verdi, nella casa in campagna, in Monferrato. Sono volati via in un soffio (era il 6 settembre, l’estate era ancora calda e gloriosa mentre adesso siamo quasi a Natale) e nello stesso tempo si sono sgranati lentamente, attimo dopo attimo, alba dopo alba, tramonto dopo tramonto, tra eventi grandi e piccoli, paure e gesti temerari, momenti magici e imprevisti, sole neve, urrà e imprecazioni. Tre mesi, anzi qualcosa in più.

Un brindisi sulla porta

Abbiamo cominciato con un brindisi e la foto di rito davanti alla porta, il giorno dell’atto. Nel frigorifero c’era una vecchia bottiglia di spumante, lì chissà da quando. L’abbiamo tirata fuori, come fosse un tesoro. Era chiaro – così lo abbiamo letto – che fosse stata lasciata lì per noi: era un segno. Abbiamo recuperato dei bicchieri nella credenza, gli abbiamo dato un sciacquata e abbiamo stappato. Il vino era imbevibile. Il brindisi, proprio per questo, memorabile.

Il mazzo di chiavi

Improvvisamente, quella era casa nostra. Quella era la nostra porta, la porta che di lì in avanti avremmo aperto tutti i giorni. Il mazzo i chiavi ci era stato consegnato, terminata la transazione, sul grande tavolo nello studio del notaio. Un tipico tavolo da studio notarile: di noce massiccio, scuro, solido, austero, affidabile. La venditrice le aveva fatte scivolare, le chiavi, nell’apertura degli schermi di plexiglas (norme anti Covid, certo) che dividevano le postazioni. Dalle sue mani a quelle dell’acquirente. Le mie mani. Bastano un bonifico e un mazzo di chiavi. E la vita cambia.

Nuove competenze

Scrivo queste cose per evitare che la gioia vada perduta. Per fissare dei ricordi sui quali costruire una struttura di memorie. In questi tre mesi e passa ho acquisito, anche mio malgrado, nuove competenze. L’elenco è lungo. Ne parlerò nei prossimi post. Per fare una sintesi, ho capito che:

  1. Il fuoco del camino, come la pipa, come l’amore, il difficile è tenerlo acceso.
  2. Le cimici asiatiche, come la speranza, sono le ultime a morire (e spesso non muoiono).
  3. La campagna, come sanno bene in contadini, non è tutta rose e fiori (la maggior parte del tempo, specie in inverno, si passa a tentare di sopravvivere).
  4. Mettere radici, come sanno bene gli alberi, richiede tempo e pazienza.

Altre perle di saggezza ai prossimi cento giorni. 😉