L’esercito delle cimici asiatiche

Poiché qui a Persiane Verdi, la mia casa in campagna, siamo vittime di un’invasione massiccia di cimici asiatiche (iniziata a fine estate, non se ne vede la fine) ho pensato di ripescare un articolo sul tema che avevo scritto per Repubblica. È del 2016. Sono passati cinque anni, è cambiata la geografia, qui siamo nel Monferrato astigiano, ma la sostanza – tragicomica – è rimasta la stessa. Effetti della globalizzazione? Della crisi climatica? Sicuro. Rassegniamoci dunque a questi ospiti fastidiosi e proprio bruttini. Dopodiché la Natura va amata in tutte le sue forme. O no?

Eccolo, buona lettura!

LE trovi attaccate alle tende e agli asciugamani, nella roba da mangiare, persino (morte) nel frigorifero. Il medico che abita al terzo piano mi racconta che stamattina la cimice era dentro il latte messo a scaldare nel microonde. La vicina del piano di sopra ha combattuto l’intero pomeriggio, armata di scopa e insetticida, per sterminare gli invasori. Che però sono una moltitudine e come altre specie non autoctone – vedi gli scoiattoli grigi o le piante infestanti nel Po – molto resistenti.

Si annidano ovunque, le cimici asiatiche. Anche in gruppo. Nella lampada alogena del salotto ha trovato rifugio una famigliola e quando accendo la luce è come fare il barbecue. Stanno soprattutto, appiccicate e allineate come perle nella collana, lungo gli infissi dove si infilano per rintanarsi dentro casa quando fuori a fine estate la temperatura scende. Cercano il caldo, amano la luce. Come noi. Ieri sera ho aperto la finestra della camera da letto e me ne sono vista cadere sul davanzale decine, ribaltate, con le zampette all’insù, vorticanti nel disperato tentativo di rimettersi dritte. Ho preso un foglio di carta e le ho garbatamente fatte accomodare in giardino, una per una. Ma so che torneranno alla carica, con quell’istinto, quella meccanica coazione a ripetere che fa degli insetti una classe di animali invincibile, che era sul pianeta milioni di anni prima di noi umani e forse, prevedono in molti, ci sarà anche dopo. Alcune sono rimaste attaccate al legno e quando ho richiuso la finestra sono morte spiaccicate. A differenza di quelle verdi, autoctone, queste non puzzano, o puzzano meno. Arrivano dalla Cina, la specie si chiama “Halyomorpha halys”. Sono più grandi, hanno il manto screziato. Sono infestanti, mangiano frutta, distruggono i raccolti.

Averle in casa non è piacevole. Le mie due figlie adolescenti strillano continuamente: «Mamma, c’è una cimice nella tasca!», «Mamma, c’è una cimice nell’accappatoio!», «Mamma, c’è una cimice nell’insalata! ». A me non danno particolarmente fastidio. Tranne di notte, quando si mettono a svolazzare all’improvviso, producendo quella vibrazione che ha il rumore di un generatore di corrente, e mi svegliano. Allora mi arrabbio. E me la prendo con il clima impazzito. Ma pare che l’invasione non sia dovuta al global warming. La specie è stata importata (accidentalmente) in Usa e poi in Europa nel ’98 dall’Asia e abita le nostre campagne dal 2012. Il fenomeno, infatti, non è nuovo. Sono anni che in autunno conviviamo con le cimici. Ma mai un’invasione su così larga scala. Mai così numerose, così aggressive. Un fenomeno inquietante, quasi horror. Che ci rimanda a paure ancestrali. Siamo pronti all'”assalto alla Terra”? E siamo sicuri che in futuro saremo noi a mangiare gli insetti e non loro a mangiare noi?

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