Questa è un’intervista che ho realizzato per Repubblica, nel 2016, all’etologo britannico Shaun Ellis, The Wolfman, un ricercatore che ha vissuto un anno e mezzo “alla pari”, all’interno di un branco di lupi. La sua non è solo una storia eccezionale, è il racconto di una svolta esistenziale, una testimonianza di amore incondizionato nei confronti degli animali e di rispetto verso la saggezza della Natura.

 

«Dai lupi ho imparato la lealtà, il coraggio, il senso della famiglia. Le più grandi lezioni della mia vita le ho ricevute da loro». L’uomo che balla coi lupi porta con sé un che di selvatico: capelli lunghi raccolti in una coda, pantaloncini corti, infradito, una t-shirt sdrucita (con il logo di uno dei molti progetti di salvaguardia della specie che porta avanti). Del resto da un umano che ha condiviso per un anno e mezzo il cibo e la tana con un branco di lupi selvatici non è il caso di aspettarsi uno smoking. Shaun Ellis, primo ospite dell’edizione 2016 di Torino Spiritualità, tema D’istinti animali, è un’icona. La popolarità di questo cinquantaduenne etologo britannico si deve ad una serie di libri e di documentari che hanno fatto il giro del mondo (il più famoso distribuito dal National Geographic) nel quale racconta la sua esperienza di vita “alla pari” nel branco. The Wolfman, l’uomo-lupo, ha il curriculum perfetto per entrare nel cuore del tema di questa edizione del Festival, che indaga il confine sfuggente tra umanità e naturalità: cresciuto nelle campagne del Norfolk, ricercatore con uno spiccato interesse per gli antenati dei cani (ma ha studiato anche le volpi e i coyote), ha imparato dalle tribù pellerossa dell’Idaho – «Fratelli nativi», li chiama – ad avvicinarsi ai predatori, osservarli, entrare in contatto con loro per essere “ammesso” nella comunità. «Come la maggior parte dei bambini sono cresciuto con un’innata paura dei lupi – rivela – Ma quando, più grande, ho visto per la prima volta un esemplare in uno zoo, mi sono reso conto di quanto fosse lontano questo animale dalla creatura mitologica che mi era stata raccontata attraverso i libri e i film».  Al momento sta curando un progetto di pet therapy per aiutare i bambini che hanno subito violenza: «I lupi – spiega – hanno straordinarie doti emotive».

Mister Ellis, come è scattato per lei il richiamo della foresta?

«Ciò che subito mi ha conquistato dei lupi è il loro fortissimo senso della famiglia. L’ordine e la disciplina del clan sono elementi da cui gli uomini hanno tutto da imparare».

Che cosa ama di più di questo straordinario predatore?

«Per me il lupo è il simbolo supremo della vita selvaggia».

Che cosa ha imparato degli uomini vivendo con i lupi?

«Ho imparato tanto soprattutto di me stesso. Mi sono perso e ritrovato. O meglio, scoperto da zero. Quando ho deciso di buttarmi in questa esperienza, nessuno sapeva, a cominciare da me, a cosa sarei andato incontro: non sapevo se sarei stato accettato, e se sì fino a che punto, se mi avrebbero rincorso fino farmi scappare, oppure mi avrebbero ucciso. Chi poteva dirlo? Tutti mi sconsigliavano di intraprendere questa avventura. Io però la pensavo diversamente. E quando alla fine sono entrato in questa nuova famiglia, nel branco, è stato come trovarsi in una condizione esistenziale del tutto nuova. Ero da solo, unico essere umano nella foresta, l’ultimo posto al mondo dove l’uomo può pensare di ritenersi dominante».

C’è stato un momento in cui, nel suo essere uomo, all’interno del branco di lupi ha percepito il limite?

«Sì, ci sono stati molti limiti che non sono riuscito a superare, a cominciare da quello della forza. Ma in realtà ad oltrepassare il confine sono stati loro, i lupi. Sono loro che hanno deciso di accettare me, essere umano. Mi hanno dimostrato un’enorme fiducia, oltre ad avermi insegnato la disciplina e un equilibrio di vita. Insomma, mi hanno educato».

Ha mai pensato di mollare?

«Sì, molte volte. Ma il lupo è un animale che non si arrenderebbe mai, non ti abbandonerebbe mai. Tra di noi e si era stabilito un patto reciproco».

Perché si batte per la difesa dei lupi?

«Una volta hanno salvato la mia vita, ho un debito di riconoscenza nei loro confronti. I Nativi americani mi hanno detto: “Tu sei a cavallo dei due mondi, devi parlare con i lupi a nome dell’umanità, dare a loro una voce e difenderli”».