Nel 2018 ho pubblicato il mio primo romanzo, La casa dei cuori sospesi, con La Corte Editore. È uscito in anteprima al Salone del Libro. Una storia corale, con tanti personaggi, e un intreccio a domino che è difficile raccontare senza spoilerare troppo. C’è un triangolo amoroso, una libreria in crisi, una villa sulla collina di Torino, un’amicizia da salvare. Di più non posso dire. Un libro “leggero ma profondo”, mi hanno detto, che si legge d’un fiato, regala qualche sorriso e qualche lacrima, e alla fine lascia contenti. Mi fa piacere riportare qui un’intervista che mi ha fatto la blogger Valentina Bollino nel suo “Sweety Reviews”.

Clara, partiamo dal principio, come ti è venuta l’ispirazione per scrivere La casa dei cuori sospesi?

«La storia del romanzo viene da lontano. Ho scritto la primissima versione molto tempo fa. In quel periodo avevo interrotto la mia attività di giornalista (ero redattrice del quotidiano La Repubblica) per dedicarmi alla famiglia. Dopo alcuni mesi di “digiuno” ho sentito il bisogno di tornare a scrivere. Ed è nata, in poche settimane, la prima stesura. Il libro poi è finito in un cassetto, classicamente. L’ho ripreso a distanza di anni. Non mi piaceva e l’ho riscritto da capo. Della prima versione sono rimasti i tre personaggi principali – le due libraie, Romina e Stella, e il poeta cialtrone, Matteo – e poi, man mano, attorno a questo nucleo centrale si sono aggiunti personaggi e situazioni che sono andati a costruire l’intreccio definitivo. La novità più importante della nuova versione è la location principale: la casa del titolo. Una casa che esiste davvero, nella quale ho vissuto. Un luogo magico, che possiede uno charme particolare, adatto a questa storia. Un’atmosfera un po’ remota e fiabesca, simile – se mi concedete il paragone – a quella dei romanzi di P.G. Wodehouse che ho tanto amato».

Il romanzo è ambientato tra Torino e provincia, luoghi che abitualmente frequenti. Quanto c’è di te in questa storia? Ti rispecchi maggiormente in uno dei protagonisti?

«Sì, ho scelto per l’ambientazione i luoghi che mi appartengono, dove ho le mie radici. A parte Moncalieri, dove abito, e l’hinterland sud che abitualmente frequento (amo molto la campagna qui attorno), c’è la Torino che ho vissuto, anche come giornalista: la Torino della movida, quella di San Salvario e del Quadrilatero, la Torino borghese delle ville sulla collina, e la Torino che da città/fabbrica si è convertita a capitale della cultura. Una parte importante della trama ruota infatti attorno a una mostra d’arte contemporanea al Museo di Rivoli. Mi chiedevi dei personaggi. C’è un po’ di me in tutti quelli femminili: prendendo un pezzetto da ognuno, come in un puzzle, vengo fuori io. Ho una predilezione per Clotilde: la curatrice di mostre sbarellata che tenta di gestire l’agitazione con i Fiori di Bach quando avrebbe bisogno di un potente ansiolitico. È la rappresentazione – ironica – di me. Di com’ero nei momenti più stressanti del mio lavoro di giornalista. È praticamente un cameo». 

I protagonisti del tuo romanzo hanno i cuori “in sospeso”, c’è chi rimane ancorato ad un amore finito o chi non ne vuole proprio sapere. Cos’è invece per te l’amore?

«I miei cuori sospesi non sono cuori solitari, ma cuori in attesa. In attesa di qualcosa che forse arriverà. E se è l’amore tanto meglio. Come nel romanzo, l’amore nella mia vita è il motore di tutte le cose. Non solo amore romantico, ma amore per le mie figlie, per i miei amici, per i libri, la musica, la natura, la mia casa, gli animali…».

In La casa dei cuori sospesi protagonisti sono anche, appunto, gli animali. So che hai tre gatti. Com’è vivere con loro?

«Gli animali nel romanzo hanno un ruolo fondamentale, ti ringrazio per averlo sottolineato. Non solo perché sono determinanti negli snodi principali della trama ma perché hanno un peso specifico nell’economia emozionale del libro. Nella nostra famiglia i gatti sono membri parigrado. Anzi, per certi versi, sono i sovrani assoluti di questa casa. Al momento sono tre (Marta, Gigetto, Lucia). Ma il numero varia. I gatti vanno e vengono. Qualcuno arriva, magari un piccolo randagio salvato in vacanza. Qualcuno scappa, qualcuno muore. È il ciclo della vita».   

Dopo una lunga esperienza come giornalista, con La casa dei cuori sospesi decidi di esordire nel mondo della scrittura. Cosa ti ha spinto a diventare scrittrice?

«La scrittura, come la lettura, ha sempre fatto parte della mia vita. Ho lavorato più di vent’anni anni per un giornale. Scrivere per me è un’abitudine quotidiana. Certo, portare a termine un romanzo è qualcosa di molto diverso. Un conto è correre i cento metri, un altro è fare la maratona. Un libro ha un respiro ampio, richiede tempo, un lavoro di progettazione, di costruzione. E di pazienza, perché l’ispirazione, la buona idea, bisogna aspettare che arrivi». 

Stai già pensando ad un nuovo romanzo? Un romance o qualcosa di diverso?

«Mi piacerebbe dare in qualche modo un seguito a La casa dei cuori sospesi, magari sotto forma di spin off, dato che molti lettori mi hanno chiesto di dare più spazio ad alcuni personaggi laterali. Ho lasciato il finale aperto, per avere più possibilità. Ti confesso però che mi tenta un’altra idea: un romanzo totalmente diverso, magari un thriller!»

Ultima domanda: ci sono dei libri che consiglieresti ai lettori di “Sweety Reviews”?

«Consiglio a tutti la lettura di un grande, immenso romanzo: Il cardellino di Donna Tartt. Un capolavoro di quasi mille pagine che mette insieme una trama perfetta con una scrittura lussureggiante. Un’avventura letteraria che ho trovato esaltante. Una lettura ideale per lunghi pomeriggi di vacanza, con una tisana in mano. E un gatto in braccio».